Cosa ci faccio qui con te? Drammi e commedie del “tutti a casa appassionatamente”.

Inutile dirlo che rinchiusi a casa tutti assieme ci ritroviamo con dei perfetti sconosciuti. Un conto è mangiare e dormire assieme ed avere qualcosa da raccontarsi su ciò che è accaduto fuori casa. Altro è lavorare o studiare uno in cucina, l’altro in camera, l’altro ancora in salotto, e continuamente sfiorarsi ed incrociarsi, per non dire inciampare uno sull’altro, tra una camera e l’altra.

Per chi era, anche senza saperlo, in una condizione di confort, questa convivenza ha riscaldato i cuori, ha ammorbidito le conversazioni, ha rallentato i tempi e ridato fiato ai polmoni.

Per chi viveva nel precariato sentimentale, nella convivenza trascinata, nella situazione del “non decidiamo poi la vita ci darà le risposte”…ecco, le risposte sono arrivate…. Ma alle spalle e come una bella sberla!

Inizialmente la situazione era gestibile. La si chiamava riscoperta della vita di casa, e si guardava ai conviventi con occhio curioso, a volte stupito delle nuove ed inattese potenzialità.

All’insegna insomma del “ma guarda con chi sto … e non me n’ero ancora accorto!”, “che donna che mi cucina tutti questi gonfissimi muffin …”, “che uomo … oltre a stare al PC sa anche sturare i lavandini!”

Naturalmente in vista del futuro prossimo, della libertà ritrovata nella quale ciascuno si sarebbe potuto vantare della propria perfezione domestica, dopo che l’aveva millantata con inquadrature di musi di cane, copertine azzurre, torte fumanti, bacini e bacetti.

Ma poiché ogni percezione è condizionata dalle aspettative sul futuro, tant’è che il presente è interpretato sulla base di quanto ci si attende per il domani, ecco che la liberazione dal nido non ha più avuto un tempo.

Il nido è diventato una galera popolata da mostri che escono dalla nostra testa e si incrociano con quelli in carne ed ossa che abbiamo in casa: i nostri conviventi.

Passati i primi mesi a vantarsi on line della meravigliosa riscoperta del nido domestico, una lente d’ingrandimento si è infilata nei nostri occhi, un altoparlante nelle orecchie, e delle spine nella schiena: ogni minimo particolare diventa enorme, ogni starnuto è un rumore, ogni sfioramento è una botta.

Nessuno dei conviventi osa dichiarare la propria voglia di scappare di lì, ma tutti buttano sull’altro la propria insofferenza come un gatto che soffia da lontano per non farsi avvicinare.

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